venerdì 23 maggio 2014

23 Maggio

Il 23 maggio di 20 anni fa, l’orologio che conta le ore passate in compagnia di mio padre si fermava, senza che esistesse alcuno in grado di ripararlo e farlo ripartire. Neanche l’ottimo Chicca: orologiaio di fiducia di papà.
Da allora, i passi sospinti nella mia vita non hanno potuto beneficiare anche della sua guida: alcuni sono stati facili e non ne avevano bisogno, altri sono stati difficilissimi e, probabilmente, sono stati mossi male. Ma come quando si viene buttati in mare, non esistono alternative: l’unica soluzione è cominciare a nuotare.
In tutti questi anni, guardando il posto vuoto che doveva essere occupato da lui mi è capitato di avere certamente molti più momenti di rimpianto per non aver potuto condividere le gioie, che moti di rabbia e paura per non aver potuto chiedergli un consiglio o un aiuto. 
Quando è nato Pietro ho avuto, tra le mille altre gioie, anche la splendida opportunità di una nuova prospettiva dalla quale affrontare le vicende della vita. Ed ho vissuto un’esperienza nuova. Lacerante, in un certo senso, ma senza dubbio fondamentale per una definitiva crescita spirituale: ho iniziato a sentire la responsabilità di chi ha il compito di guidare e non più la fortuna ed in un certo senso la vulnerabilità di deve essere guidato.
Questo cambiamento ha avuto ripercussioni anche sull’elaborazione del lutto di papà.
Ho sempre vissuto la sua morte in prima persona, soffrendo per il vuoto della sua assenza, ma ho avuto un’illuminazione. Per una circostanza casuale, mi sono immedesimato in lui quel momento di vent’anni fa, quando ha capito che ci stava lasciando soli; quando ha capito che non poteva più guidarci e proteggerci; quando sentiva di non poter impedire questo distacco; quando si deve essere sentito perso per non potersi più donare a noi.
Ed ho sofferto e pianto come finora non avevo mai fatto.
Alla fine, il processo di dolore si è in un certo senso completato: ho capito che non abbiamo sofferto solo mamma, Luca, Paola ed io perché non abbiamo più lui, ma deve aver sofferto terribilmente anche lui quando è stato portato via da noi.
E certamente, conoscendolo, al buon Dio non avrà mancato di far notare questa che per lui deve essere stata un’ingiustizia intollerabile. Adesso sarei solo curioso di sapere qual è stata la risposta del Signore, ma ho la fortuna di avere la Fede e, prima o poi, lo saprò. E sono certo che riderò del dibattito tra loro due.

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