lunedì 4 febbraio 2008


La prima finestra dietro la quale ho deciso di sbirciare è proprio la mia!

Ed è una finestra di montagna. Con il vetro gelido per la temperatura rigida ed appannato dalla condensa.
Fuori nevica fiocchi lenti e grandi che rapidamente imbiancano i colori del paese.
Sta facendo buio ed i lampioni con la loro luce gialla aiutano a rendere l'atmosfera tipicamente natalizia: un'atmosfera rilassante e confortante. Ovatta festosa.

Un'atmosfera lunga 20 anni.

20 anni di sensazioni che ora, seduto a guardare fuori, rischio di cominciare ad elencare. Ed è proprio per evitare la conta da ragioniere che esco per tuffarmi nell'aria fredda, che ormai sento familiare, e dare il via al flusso di ricordi che mi investano piacevolmente.

Sono lampi brevi che si accendono e si spengono e mi sbalzano avanti e indietro.

Volti amici che il tempo ha cambiato così lentamente da non farmene accorgere; volti amici che le circostanze hanno allontanato senza che neanche me ne rendessi conto; posti normali resi speciali dal momento e dalla compagnia che mi hanno visto frequentarli; posti fantastici resi quasi comuni dalla confidenza che mi hanno dato l'onore di concedermi; momenti divertenti e piacevoli ed anche momenti banali, noiosi, tristi, stupidi, squallidi...insomma, esattamente tutto ciò che accompagna normalmente la vita di ognuno.

Quel luogo così lontano da casa, eppure di nuovo casa mia, è stato il mio vanto scherzoso. Ma è stato, più di tutto, un rifugio invernale con la mia famiglia. Probabilmente in nessun altro posto ho vissuto intensamente con loro come lì.

Ora lo so: le cose cambiano sempre. Eppure, passeggiando senza sentire i miei passi ed inalando forti boccate d'aria ghiacciata, non posso fare a meno di provare nostalgia. Non riesco ancora ad abituarmi all'idea che il corso delle cose non sia necessariamente un male. Fosse per me, trovato uno stato d'equilibrio lo terrei all'infinito.

Come in una fotografia.