venerdì 30 novembre 2007

Il vecchietto di Freehold.

Ho fatto 13!

Tanti sono i concerti di Bruce Springsteen ai quali ho assistito. Il 28 novembre sono stato al Datch Forum di Assago per gustarmi, appunto per la tredicesima volta, quell'autentico ed ineguagliabile animale da palco che è Bruce.

Certo, la durata del concerto non è stata di quelle alle quali ci ha abituato da sempre, a scanso dello scorrere degli anni...ossia non sono state 3 (TRE!) ore di concerto senza pausa, ma sono state "soltanto" 2 ore e 20 minuti scarsi. Un'inezia per chi è abituato alle performance live sue e della E Street Band. Quasi un battito di ciglia!!!
Già...ma di quale sesquipedale quantità di emozioni quell'olandese-irlandese-italo-americano, nato nel New Jersey la bellezza di 58 anni fa, ha saputo farcire quel battito di ciglia è cosa che solo chi c'era può comprendere.

La nota di maggiore interesse del concerto di mercoledì scorso è stata la scaletta.
In particolare ci sono state tre chicche splendide per motivi diversi.
La prima, in ordine di tempo, è stata The ties that bind: una canzone alla quale mi sentivo particolarmente legato, prima di incontrare l'angelo che mi ha cambiato la vita;
la seconda è stata Adam raised a Cain. PERFETTA, direi, incastonata tra una meravigliosa Reason to believe e la solita, slpendida She's the one....una combinazione meravigliosa! Un'emozione incredibile;
la terza ed ultima, invece, è stata una canzone eseguita pochissimo dal vivo e, comunque, mai in Italia: The E Street Shuffle eseguita, tra l'altro, nella versione dell'album e quindi ancora più rara.

Poi ci sono state altre scelte travolgenti. Come la poetica Incident on 57th Street, della quale ho fatto anche ascoltare un pezzetto alla mia luce, o come il finale di concerto devastante: Tenth Avenue freeze out, Thunder Road, Born to run (sequenza inedita dal '78, come mi ha fatto giustamente notare spino), Dancing in the dark e American land, quest'ultima con il testo che scorreva sui megascreens....in pratica un ballo continuo.

In conclusione? Beh, una vera e propria conclusione non c'è! So solo che ogni volta che lo vedo penso sempre sia l'ultimo concerto alla grande, che da lì in poi non può che andare in calando ed ogni volta successiva mi smentisce. E ne sono contento.

C'è stato solo un piccolissimo neo. Il fatto che ormai riconosca molti fans e li inizi a salutare mentre canta, mi fa....INGELOSIRE! Non potrò arrivare mai a quel grado di confidenza....e rosico! Dalla volta prossima, Bruce, fai un piacere: fingi di non conoscere nessuno e pensa solo a farci sognare, tutti allo stesso modo, dannazione!!!

venerdì 23 novembre 2007

E ora sputaci...

Alla fine, Patrick Lumumba è stato giustamente liberato. Giustamente, perché l'unica motivazione per privarlo della libertà personale è stata una testimonianza, che deve essere apparsa così forte e persuasiva agli inquirenti, da renderla sufficiente a sovvertire il principio cardine dell'onere della prova: contrariamente a quanto dovrebbe avvenire in uno stato di diritto, è stato il sospettato a doversi occupare (e preoccupare) di fornire testimonianze e prove che lo scagionassero, invece d'essere gli inquirenti a trovarne per sospettarlo...e quindi trattenerlo in arresto. Ed invece, sono dovute passare quasi due settimante, che devono essere state terribili per lui, prima di accorgersi che "forse" si stava commettendo un errore.

Uscito di galera, il primo pensiero di un innocente (lo è senza incertezze, fino a prova contraria) è stato per Dio: lo ha ringraziato per avergli permesso di tornare a casa. Non ha speso una sola parola per chi, in uno stato d'evidente difficoltà e confusione, lo ha prima messo alla berlina e poi restituito alla sua dignità, senza nemmeno chiedergli scusa. Ha dimostrato enorme civiltà, o forse ha palesato solo la voglia di ritrovare un po' di tranquillità. Di fatto, mi sono meravigliato molto che non abbia inveito contro il sopruso subito, come sarebbe stato normale.

mercoledì 14 novembre 2007

Amministrazione "pubblica".

Sul sito del Comune di Roma è stata pubblicata una notizia che mi ha incuriosito.
In sintesi, è stato presentato il "banco tipo" che sostituirà le bancarelle dei venditori ambulanti.
Nobile l'intento duplice di combattere l'abusivismo e regolamentare le aree destinate; curioso il fatto che i costi di tale iniziativa vengano accollati ai commercianti.
Così, non è il Comune a farsi carico degli oneri per combattere degrado ed abusivismo nella vendita ambulante, rendendo così un servizio alla città, ma sono gli stessi venditori ambulanti "regolari" ad esser chiamati a pagare di tasca propria, sostituendosi di fatto all'amministrazione, senza averne gli introiti, evidentemente!
È una notizia talmente curiosa da farmi pensare d'aver capito male.

mercoledì 7 novembre 2007

Ultras? (2)

Proseguo a pubblicare il "dibattito" che si è venuto a creare tra me:

Non sono del tutto convinto che se mancasse il "pretesto" stadio, queste persone non troverebbero sfogo alla loro deficienza mentale. Credo, invece, che lo stadio sia il pretesto di questo momento; qualche anno fa erano i naziskin; ancora più indietro potevano essere delle bande come quelle della Magliana; prima potevano essere le Brigate Rosse; prima potevano essere le lotte studentesche...insomma, temo che gli attuali "gruppi organizzati" dello stadio non siano altro che l'attuale valvola di sfogo della violenza di alcune persone. Se non ci fosse questo, se ne creerebbero altri. E quindi, tornando all'esempio dell'avvocato, la mia personale risposta è sì: se non avesse il pretesto della partita, troverebbe un altro modo per sfoggiare la sua arte di scherma col machete! Poi, se fai un discorso legato allo schifo che è diventato andare allo stadio a vedere la partita, ti do ragione, ovvio! Ma se veramente qualcuno vuole cercare di migliorare un po' la società nella quale viviamo, non è certo limitandosi a voler chiudere gli stadi ai violenti che si ottiene il risultato. Quando vedo così tante e così estreme manifestazioni di violenza (quando non violente in sé stesse) non riesco a limitiarle ad un contesto. Penso sempre sia più utile cercare di capire il perché una situazione si presenta, piuttosto che capire quando e come, per provare a prevenirla. O almeno credo questo sia il dovere di chi ha il potere per intervenire.

Resta inteso e fermo che con questo non intendo giustificare, né far passare quasi come vittime gli individui: tutti al gabbio e seriamente, dovrebbero finire. Ma se non si cerca di estirpare il problema alla radice, per 100 che ne metti dentro, altri 100 se ne formano....è lo stesso identico modo d'agire del cancro: sfrutta la mitosi per creare altre cellule cancerogene. Alla fine, il principio col quale un organismo vive viene sfruttato dalla malattia per divorare lo stesso organismo.

...e splendidi personaggi:

Non sono completamente d'accordo...lo stadio è infatti ben diverso da altre manifestazione come nazi, lotte studentesche, o brigate rosse. Innanzi tutto per la consapevolezza (che credo abbiano bassa solo i nazi o parti di loro...) dei propri gesti, poi per la portata dei gesti ed infine per la dimensione del fenomeno. E non credo che l'uomo sia in generale un essere violento, ma che viene condotto alla violenza da pochi o da situazione (l'essere protagonista e la difesa della bandiera calcistica ad esempio). Mi chiedo: se in Inghilterra e Germania, dove la situazione era ben peggiore, il problema è ora molto scarso, o se in Spagna non esiste proprio, ci sarà un motivo. Li la serietà degli interventi, la mano pesante (quella vera, intesa come arresti di massa e carcere immediato per i reati da stadio), hanno riportato la situazione ad un normale spettacolo. Qui sembra che arrestare qualcuno allo stadio sia una sorta di mistificazione del tempio. Penso che agendo così il problema lo estirpi, perchè nessuno ha voglia di farsi 2 anni di carcere per una scazzottata o per aver portato un bengala allo stadio. Metti in carcere (davvero) i primi 100 e gli altri capiscono (come in inghilterra). Detto ciò è ovvio che esiste un problema sociale, ma dove non c'è? C'è in Italia come in Inghilterra, Germania o in qualsiasi parte del mondo, semplicemente li hanno reso civile un posto che da noi non lo è. E non sono aumentati ne i delitti ne i reati in generale. A mio avviso l'equazione se porto la persona fuori dallo stadio commetterà altri reati non funziona. Ed i numeri (report delle polizie tedesche ed inglesi a 10 anni dall'applicazione della legge) per ora confermano questa mia idea. La gente commette i reati da stadio (quelli che in sostanza li fa sentire immuni da conseguenze) solo laddove ciò realmente avviene (stadio, bullismo a scuola, ecc.). Laddove vengono puntiti non si commettono e non se ne commettono altri, perchè il deterrente, ossia la punizione, prevale sulla volontà "evasiva". Perchè in sostanza il soggetto non è in se per se violento, ma si sfoga dove resta impunito. Come avviene per le famose razzie degli autogrill dai tifosi in ritorno dalla trasferta. Se fossero da soli non ruberebbero niente o molto molto meno di quanto in realtà fanno quando sono in gruppo con gli altri dello stadio. Perchè sanno che nessuno li punisce. È una sorta di immunità.

Ultras? (1)

Poco più d'un mese fa, il fraterno "splendidi personaggi" mi ha girato un articolo su una retata improvvisata nella quale è stato trovato un vero e proprio arsenale (con tanto di alcune dosi di droga) in mano ad un gruppo di persone pronte a seguire una squadra in trasferta; mi ha scritto, auspicandosi misure rigorose e nessun alibi da parte dei mass media locali per queste persone. Concordo con lui, ovviamente, su ogni parola. Ma ho aggiunto un commento che qui riporto.

Io penso sia un problema sociale, non sportivo. Il grosso guaio non è che siano stati trovati dei teppisti con un arsenale: il guaio è proprio che questi verranno catalogati come "tifosi violenti" (tu stesso, nell'inviarmi quest'e-mail, mi hai scritto così) e "...dovranno rispondere dell'accusa di detenzione e porto abusivo di armi bianche in corrispondenza di partite di calcio. I denunciati sono anche stati sottoposti al Daspo, provvedimento che vieta loro l'accesso allo stadio."...ti rendi conto?!?! Cosa avrebbero fatto a me e te se ci avessero trovato di lunedì con uno zaino con droga ed armi senza alcuna partita in vista?!?! Così, fintanto che non si vorranno analizzare davvero i problemi della società italiana che spinge i ragazzi con voglia di aggregazione a farlo in gruppi violenti con uno scopo qualsiasi, foss'anche quello di fare gli "ultras", non se ne verrà a capo. E le difese d'ufficio, d'altra parte, ci saranno sempre: la "parte sana" del tifo lotterà per dimostrare che il nome di questa o quella squadra non è riconducibile all'immagine del male....

martedì 6 novembre 2007

Faccio il programmatore.

Nel mio lavoro si alternano periodi di grande frenesia e produttività ad altri di totale apatia. È l'unico aspetto di questo mestiere al quale, temo, non riuscirò mai ad abituarmi completamente. Credo sia una questione di carattere: in linea di massima, sono un abitudinario. Molto probabilmente è una mia insicurezza, che riesco a tenere a bada offrendole in pasto gesti ricorrenti ed una rigorosa ritualità. Ecco perché faccio molta più fatica di altri miei colleghi a passare da uno stato di iperattività ad uno di sfrenato fancazzismo e viceversa.

Quello che sto attraversando in questo momento è, appunto, uno di quei periodi scarichi.

E garantisco che, anche se non sembra, passare giornate intere in un ufficio quando l’impegno è limitato a minimi problemi risolvibili in pochi minuti, è alienante. Si cerca di sfuggire alla noia dilatando all’inverosimile operazioni che, nella normale routine, richiederebbero solo pochi istanti. Ma per quanto ci si sforzi e si sia bravi, la maggior parte della giornata sembra davvero non scorrere mai.

La cosa fastidiosa, oltretutto, è che quando si parla di questo con qualcuno che non fa lo stesso lavoro, si finisce sempre per passare come dei “mangia pane a tradimento”. Sembra sempre che gli altri facciano lavori massacranti, con orari improponibili e stipendi da fame. Inutile cercare di spiegare che sono solo periodi. Che, quando c’è un’impellente consegna, anche a noi – incredibile dictu! - manchi persino il tempo per andare in bagno. Nulla, non c’è verso. Come accade con i brutti ricordi, che si fissano nella nostra mente meglio e più a lungo di quelli piacevoli, resta ferma l’immagine di noi che passiamo il tempo a navigare per scovare ogni genere di facezia in rete…detto questo, prima di andare, ho un ultimo pps scaricato da vedere!

lunedì 5 novembre 2007

Si parte.

Ecco, trovata una veste grafica appena accettabile, che sono pronto a partire...e rigorosamente senza sapere dove andare, né per quale strada.

Come quando si sale in macchina di notte per andarsi a fare un giro per la città. Senza meta. Ed ogni tanto, ad un semaforo rosso, si alzano gli occhi verso una finestra illuminata da una luce accesa.

E ci si trova a provare per gioco ad immaginare che vita si nasconda

...dietro la finestra...